Nella sola città di Milano è di 2.778.300 euro la cifra che il governo potrebbe incassare nel 2017 dall’applicazione della cedolare secca in seguito alla legge, entrata in vigore il 2 giugno scorso, che trasforma Airbnb e le altre piattaforme di appartamenti in sostituti d’imposta. Allo stesso tempo il comune di Milano potrebbe incassare 1.516.000 euro aggiuntivi di tassa di soggiorno, una cifra che emergerebbe dalla regolarizzazione delle posizioni contributive degli appartamenti che oggi non pagano le imposte. In totale sono quindi oltre 4 milioni di euro gli introiti in più per l’erario che potrebbero derivare dalla regolarizzazione delle piattaforme di home sharing

I dati arrivano da ATR Milano, l’associazione degli albergatori della città metropolitana di Milano che aderisce a Confesercenti e che a febbraio scorso ha lanciato il sito http://hotelvsairbnb.it per sensibilizzare i viaggiatori sulle differenze tra le due tipologie di ospitalità.

ATR basa le sue proiezioni sui seguenti dati: sono circa 1200 le Scia, Segnalazioni Certificata di Inizio Attività, aperte e attive da gestori di appartamenti nella città di Milano, mentre sono 9600 gli appartamenti disponibili a Milano sulla sola Airbnb.

Questo vuol dire che sono almeno 8400 gli appartamenti che non sono in regola perché non hanno adempiuto alla Scia obbligatoria.

Considerando invece il ricavo medio dichiarato da Airbnb l’anno scorso pari a 2700 euro l’anno per host, si ricava che con la cedolare secca al 21%, Airbnb sarà obbligata a trattenere nel 2017, in media, 330,75 euro per host che su 8400 appartamenti vale per la sola Milano almeno 2.778.300 euro.

Inoltre se gli 8400 appartamenti non in regola pagassero la tassa di soggiorno dovuta il comune di Milano potrebbe incassare fino a 1.516.000 mila euro aggiuntivi che porta la cifra complessiva per l’erario, se tutti pafassero le tasse ad un importo di quasi 4.300.000 euro.

Per Rocco Salamone, presidente di ATR, Associazione Turismo e Ricettività di Confesercenti: “Il Governo e il Parlamento hanno fatto benissimo ad approvare la legge che trasforma in sostituti d’imposta le piattaforme di affitto breve di appartamenti. Questo permetterà di regolarizzare gli appartamenti abusivi e far emergere i soldi che devono all’erario. Come ATR pensiamo che le nuove entrate del comune di Milano andrebbero investite non solo nella promozione turistica di cui abbiamo già visto gli effetti positivi negli ultimi anni ma anche in opere strutturali che vadano a beneficio sia dei turisti che dei residenti, e quindi del brand Milano”.

“Per Airbnb e le altre piattaforme di affitto breve di appartamenti – conclude Salamone – la nuova legge sulla cedolare secca è la prova del nove per capire se vogliono realmente aiutare a contrastare l’evasione. Se le piattaforme dovessero rifiutare di adeguarsi alla legge sarebbe evidente a tutti che sono contrari all’evasione solo a parole. In questo caso il Governo dovrebbe obbligare i gestori ad identificare gli host e a comunicare i dati alle Autorità. Inoltre dovrebbero richiedere i dati della SCIA prima di pubblicare un annuncio sulla piattaforma”.

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