La blockchain è un particolare modello di database distribuito che è alla base della tecnologia dei Bitcoin, la moneta virtuale creata nel 2009 e che negli ultimi anni ha acquisito una crescente popolarità. Negli ultimi mesi l’interesse dei mercati, azionari e non solo, si è però spostato sulla blockchain che è paragonabile al libro mastro in cui sono registrate tutte le operazioni effettuate con la criptovaluta da quando è stata creata.

Le caratteristiche della blockchain sono molto interessanti: è un database pubblico i cui dati sono crittografati e non risiedono su un server centrale ma sono distribuiti tra i diversi nodi della rete. Inoltre le operazioni registrate sulla blockchain non possono essere modificate senza tenerne traccia e non possono essere cancellate senza il consenso della maggioranza dei nodi che compongono la rete. Cosa che nel caso di una moneta diffusa come il Bitcoin rende la cancellazione un’operazione meramente teorica.

Queste caratteristiche hanno fatto ipotizzare un utilizzo della blockchain oltre l’ambito finanziario in cui è attualmente impiegata. La possibilità di registrare dei dati in maniera certa offre uno strumento di certificazione che è applicabile in campi che vanno dalla registrazione dell’identità digitale alla tutela della proprietà intellettuale, dai passaggi di proprietà alle comunicazioni machine to machine che sono alla base dell’internet of things. Per questo le aziende che lavorano sulla blockchain stanno attirando molti investimenti per un giro d’affari che ha già raggiunto il miliardo di dollari.

Anche il turismo potrebbe beneficiare di questa tecnologia in diversi ambiti ed è qui che entra in gioco un colosso del travel online come Airbnb: in un’intervista recente il co-fondatore della società Nathan Blecharczyk ha ipotizzato la possibilità di integrare la tecnologia della blochchain nel motore di ricerca e prenotazione del sito web con la finalità di garantire l’identità e la reputazione di chi sta partecipando alla transazione, come riporta Criptocoinnews. Uno dei problemi di Airbnb è infatti quello di consentire transazioni che sostanzialmente sono tra perfetti sconosciuti finchè non sono state completate: solo in quel momento la piattaforma svela l’identità e i contatti dei due contraenti. Per risolvere questo problema finora sono stati utilizzati strumenti di riprova sociale come il login tramite social network e di reputazione tramite il sistema di commenti del sito web.

Secondo Blecharczyk in business come quello di Airbnb la reputazione è tutto e l’utilizzo di una tecnologia come la blockchain potrebbe aiutare a garantire maggiormente l’affidabilità di una transazione e contemporaneamente il suo anonimato. La cosa interessante è che se un colosso da 20 miliardi di dollari come Airbnb scegliesse di implementare la tecnologia della blockchain la eleverebbe a standard di settore per confermare l’identità digitale dei suoi utenti e a quel punto potrebbe diffondersi a tutte le altre piattaforme basate sulla reputazione dei propri partecipanti, dalla sharing economy finanche ai siti di recensioni, offrendo una soluzione alternativa alla verifica dell’identità di chi vuole mantenere l’anonimato sul web. Una prospettiva interessante di cui seguiremo gli sviluppi.

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