Franceschini: l’Alta Velocità deve arrivare fino a Palermo

Franceschini: l’Alta Velocità deve arrivare fino a Palermo

Dario Franceschini, ministro dei Beni culturali
Dario Franceschini, ministro dei Beni culturali e del turismo

Per Dario Franceschini l’Alta Velocità deve arrivare fino a Palermo. “Non ci può essere un gap così forte tra nord e sud – dichiara il ministro dei Beni culturali e del turismo in occasione della presentazione del Piano strategico del turismo 2017-2022 alla Farnesina – . L’Alta Velocità non può fermarsi a Salerno ma deve arrivare fino a Palermo”.

L’Alta velocità secondo il ministro ricopre infatti un ruolo di primo piano nella valorizzazione del turismo in Italia. Un comparto che complessivamente ha contribuito all’economia italiana per 171 miliardi di euro, pari all’11,8% del Pil, e il cui impatto sull’occupazione complessiva ha raggiunto il 12,8%.

Per questo secondo il ministro è necessario “investire sulle infrastrutture. Occorre collegare Taranto con Bologna”, passando per i principali aeroporti. Anche se, aggiunge Franceschini, esiste un gap anche “tra costa adriatica e costa tirrenica”.

Investire sulle infrastrutture è quindi fondamentale per riuscire a far fronte alla crecita del settore prevista per i prossimi anni. Se tra il 2010 e il 2015 gli arrivi complessivi (italiani e stranieri) sul territorio nazionale sono saliti dell’11%, stando alle previsioni di Confturismo – Ciset/Trip, nel triennio 2016-2018 si prevede una crescita di oltre il 3%, soprattutto grazie al movimento extraeuropeo (+5%).

Di fatto a oggi l’Italia è la quinta destinazione mondiale per arrivi (soprattutto cinesi, statunitensi e tedeschi), e nel 2015 sono state registrate oltre 52 milioni e 600 mila presenze, di cui il 24% proviene da paesi extra Ue.

Tra le soluzioni previste dal Piano stategico per il turismo, oltre all’ampliamento delle rete dell’Alta Velocità, anche quello dell’offerta turistica tramite la valorizzazione di nuove mete. Si punta perciò a valorizzare il brand Italia, riporta Il Sole 24 Ore, e il ‘vivere all’italiana’, ovvero un prodotto che non si fonda più solo sulle grandi città d’arte, ma coinvolge i piccoli borghi, spesso poco o del tutto sconosciuti.

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