Federalberghi risponde a stretto giro di posta a Booking.com che la scorsa settimana si era dichiarato soddisfatto dei risultati dell’indagine della Commissione Europea sugli effetti delle clausole di parità tariffaria sul business degli hotel.

“Sorge spontanea la citazione di Tommaso d’Aquino “Timeo hominem unius libri” – dichiara Alessandro Nucara, direttore generale di Federalberghi – E quindi, non possiamo far altro che invitare a leggere per intero la relazione della Commissione” (che si può scaricare a questo link, ndr) .

Prosegue Nucara: “I fatti (paragrafo 19) dimostrano che le nuove clausole proposte da Booking ed Expedia non hanno effetto sulla differenziazione dei prezzi. Quindi, i pannicelli caldi non bastano. I fatti (paragrafo 39) dimostrano che il tasso di conversione delle OTA non è diminuito, neanche nei paesi in cui la parity è stata abrogata (Francia e Germania). Quindi, non è vero che l’abolizione della parity decreta la morte delle OTA. Confidiamo pertanto che il Parlamento italiano si affretti ad approvare la legge per la concorrenza, consentendo alle nostre imprese di competere ad armi pari con i propri competitor”

Di seguito i due passaggi citati:

Paragrafo 19 (pagina 10)

Across the ten participating Member States, 79% of the hotels that responded to the electronic survey said that they had not price differentiated between OTAs in the period since Booking and Expedia switched from wide to narrow parity clauses

Paragrafo 39 (pagina 20)

The monitoring working group therefore examined whether the conversion rates of the major OTAs have changed following the recent changes to their parity clauses. An analysis of conversion rate data provided by certain OTAs for a representative sub-sample of hotels in each participating Member State showed no evidence of decreases in the OTAs’ conversion rates following the changes to OTA parity clauses. The results for France and Germany did not differ materially from those for the other Member States.

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