Per ora conta 127 selezionatissimi membri: si tratta del gruppo Facebook “Scambio recensioni su tripadvisor e amazon” in cui, secondo quanto dichiarato a Repubblica dal fondatore Mario Puca, un avvocato napoletano,  “Ristoratori e operatori del turismo si valutano a vicenda, testando i reciproci prodotti e servizi ed esprimendo giudizi tecnici obiettivi. Essendo tutti ‘addetti ai lavori’ possono anche scambiarsi dritte e consigli utili per migliorare il servizio reso. Il meccanismo si applica anche ad articoli in vendita su Amazon: gli autori di romanzi mandano un saggio del loro elaborato in formato ePub e li aiutiamo a farsi conoscere”.

Come infatti è spiegato nella presentazione del gruppo Facebook: “Questo gruppo nasce per cautelarci dai clienti poco educati, che non si immedesimano nel duro lavoro di noi operatori del turismo. Per renderle ancora più veritiere e belle le nostre recensioni, ho pensato di scambiarci i nostri servizi turistici. Offrendo a noi di questo gruppo di provare rispettivamente i nostri prodotti, in modo da tastare con un esperienza viva ciò che ognuno di noi realmente offre al proprio cliente. Per entrare a far parte devi rigorosamente rispondere alla domanda”

Il motivo che ha spinto l’avvocato a fondare il gruppo deriva dall’esperienza diretta con alcuni clienti: “Il danno d’immagine è sempre in agguato, si vive nell’ansia di essere diffamati. La mancanza di controlli di TripAdvisor lascia spazio ai malintenzionati: la piattaforma, infatti, non richiede a chi recensisce alcuna prova dell’utilizzo del servizio, chiunque se ne può servire per infangare. Inoltre TripAdvisor è spesso difficile da contattare, la sede legale è sperduta in Europa e non risponde con facilità, lasciando gli utenti in balia del discredito. Mi capita spesso di imbattermi in clienti i quali, dietro la minaccia velata di recensioni negative sulla famosa piattaforma, sono costretti a fornire prestazioni non retribuite”.

Da Tripadvisor spiegano però che il sistema potrebbe contravvenire alle regole del portale e in una nota stampa ribattono: “Siamo a conoscenza di gruppi di questo genere: pratiche simili potrebbero rappresentare una violazione delle nostre linee guida e, se tali, intraprendiamo misure per esser certi che le strutture coinvolte in comportamenti di questo tipo vengano penalizzate”.

Insomma, le strutture alberghiere ribelli sono avvertite.

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