Come anticipato alcuni giorni fa, la Commissione Bilancio alla Camera ha approvato un emendamento, firmato dalla deputata pugliese del PD Liliana Ventricelli, che ripristina la norma anti-FlixBus approvata nel Milleproroghe, ma stavolta con scadenza ad ottobre per adeguarsi alla normativa. Per non chiudere società come Flixbus dovrebbero in pratica dotarsi di mezzi di proprietà anziché affidare il trasporto ad altre aziende.

E’ dunque ritornata in auge la norma che proprio il Governo aveva cancellato inserendola nel decreto legge della “manovrina” correttiva, a seguito di pareri netti e contrari di Antitrust e ART, oltre che di una petizione salva-FlixBus firmata da oltre 60mila persone. Ora che il decreto è in fase di conversione in legge in Parlamento rischia invece di ritorcersi contro Flixbus e le altre piattaforme di bus online se verrà approvata con la formulazione attuale.

Non si fa attendere la presa di posizione della società, con Andrea Incondi, country manager di Flixbus Italia: “Non conta rispettare le regole, creare posti di lavoro, offrire un servizio di qualità: siamo esterrefatti nel constatare che in questo paese si continuano a cambiare le leggi a colpi di emendamenti una volta al mese. Se ci fosse davvero la volontà di garantire la certezza del diritto si dovrebbe affrontare la questione una volta per tutte, ricorrendo a norme stabili o riforme di sistema organiche, come avviene nel resto d’Europa. Ora l’aula del Parlamento non confermi questo nuovo attacco alla libera concorrenza”.

“Chiediamo a Matteo Renzi di interessarsi alla questione e aprire il PD all’innovazione per non trovarsi ad applicare normative uniche in Europa per conservatorismo, che penalizzano soprattutto i più giovani e le fasce più deboli” aggiunge Incondi. “Oggi è un brutto giorno per chi si era impegnato a difendere la concorrenza, per l’Antitrust, per le migliaia di firmatari della petizione salva-FlixBus, per i milioni di passeggeri che hanno scelto di viaggiare con noi”.

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