Venezia, basta a pizze e kebab nel centro: nel nome del decoro

Venezia, basta a pizze e kebab nel centro: nel nome del decoro

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Venezia
Al via a luglio il protocollo per la gestione dei flussi turistici di Roma, Firenze, Venezia, Milano e Napoli

Alt ai food take away nel centro della città di San Marco e sulle isole. Il tutto il nome del decoro e della tutela di Venezia. Come aveva promesso il sindaco Luigi Brugnaro qualche settimana fa, lo stop alla proliferazioni degli esercizi di kebab e pizza al taglio è diventato realtà. Una delibera appena approvata dal consiglio municipale mette una pietra tombale alle nuove iniziative commerciali non tradizionali. Il provvedimento, riporta l’Ansa, vieta aperture di attività “di vendita e di produzione di prodotti alimentari destinati all’asporto e al consumo per strada” sia nel centro storico sia nelle isole. Sono esenti dal “blocco” solo le gelaterie e le nuove attività il cui iter di apertura era già avviato prima dell’entrata in vigore della norma. L’assessore al commercio, Francesca Da Villa, non nasconde che l’obiettivo dell’amministrazione è di dare corso a misure per limitare l’esercizio “di esercizi non compatibili con le esigenze di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale di Venezia”. Niente turisti maleducati con il panino unto e vola pizza in mano dunque, ma soprattutto una decisa frenata al proliferare di negozietti di cibi etnici al posto dei bar che vendono ‘cicheti’, i tipici stuzzichini veneziani.

“È evidente che, in alcuni casi, il processo di liberalizzazione delle attività economiche nei centri storici – spiega Da Villa – si è posto in contrasto con la tutela dei caratteri ambientali e del tessuto storico della nostra città antica, in considerazione soprattutto della costante crescita dei flussi turistici che tende a far perdere al cuore del capoluogo lagunare la sua autentica identità”. “Il proliferare di attività di vendita e consumo del cosiddetto ‘food take away’ ha visto un abbassamento dello standard di qualità del prodotto – sottolinea l’assessore – e favorisce una percezione negativa non solo al residente ma anche al visitatore”.

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